Apre la Piccola Accademia Fantasma

 

 

il Funambolo e Goghi&Goghi

presentano

la Piccola Accademia Fantasma

a cura di Ila Covolan, Guido Laino, e Mara Pieri

 


La Piccola Accademia Fantasma (PAF) è un non-luogo nomade in cui i saperi, le idee, le scienze, le culture e le arti si proiettano su un piano utopico: è uno spazio in cui non solo “ognuno è il benvenuto”, ma ogni sapere virtuale, superato, sognato, dimenticato, smarrito, possibile o impossibile è altrettanto benvenuto e anzi è raccontato giorno dopo giorno.

 

IL PROGETTO INIZIALE

In principio era la Pao, la Piccola Accademia di Oklahoma: un progetto, nato nell’ambito del bando indetto dal Museo Tridentino di Scienze Naturali “Science en plein art”, che si presentava come una struttura da installare in un luogo pubblico della città di Trento per ospitare al proprio interno una piccola “scuola” di saperi popolari. Si trattava dunque di comunicare un’idea di accoglienza virtualmente illimitata per tutti i saperi, le conoscenze e i talenti che la comunità può ancora esprimere: un progetto che fondeva l’azione pratica sul territorio con la forza simbolica dell’arte, al fine di proporre un’idea di “scienza popolare” che potesse coinvolgere tutti i cittadini.

Si cercava così di seguire la linea del bando di concorso declinandone i due elementi chiave in ambito artistico e culturale: da una parte si intendeva attivare un concreto dialogo fra arte e scienza attraverso un programma di eventi pubblici, dall’altra si produceva, in uno spazio fisico che diventava installazione partecipativa, l’incontro fra la cittadinanza e la nuova realtà museale. Oltre ai suoi “effetti” dichiarati, la PAO voleva soprattutto proporre una riflessione – che appare necessaria all’atto di nascita di una nuova struttura museale – su sapere e saperi: le forme e gli statuti, le gerarchie, le crisi, le dimensioni spaziali e gli elementi di condivisione. La PAO nasceva dunque all’insegna di una combinazione di opposti: sapere scientifico vs. sapere popolare, istituzione vs. piazza, archiviazione museale vs. cultura orale.

 

NOMADISMO

Una nuova linea di contraddizione si è imposta a questo punto nel progetto PAO: se è vero che il sapere istituzionale si stabilisce, anche su un piano spaziale e architettonico, nelle strutture ad esso dedicate (musei, scuole, università), allora si doveva marcare il carattere nomade del sapere popolare, che abita la strada e si muove nelle piazze. Se dunque la riflessione conduceva verso un gioco oppositivo di ribaltamento dei luoghi e delle forme del sapere istituzionale, alla nascita di una nuova struttura museale, che per altro a Trento rappresenta una delle operazioni urbanistiche più significative degli ultimi anni, doveva corrispondere il recupero di una tradizione nomade, una struttura mobile, come il tendone del circo, capace di reinventarsi come nuovo punto di incontro – e opera d’arte rinnovata – dovunque pianti i picchetti. Andava così scomparendo l’ultimo tratto distintivo residuo di opera pubblica tradizionale: la costruzione/installazione assumeva il profilo di una struttura appena accennata, in incessante movimento, in fuga continuata dalla fissità dell’opera d’arte che si impone al pubblico come tale.

La tendenza al nomadismo della Piccola Accademia comportava allora due principali novità rispetto al progetto iniziale: da una parte la città veniva interrogata in modo più profondo, perché ogni fermata dell’Accademia avrebbe creato delle linee di dialogo inedite, e probabilmente impreviste, con la realtà urbana; dall’altra si rendeva la rappresentazione del sapere popolare più fluida, dandole così un’ulteriore dimensione contraddittoria rispetto all’immobilità del sapere istituzionalizzato. E proprio queste due novità, spinte ancora oltre, portavano al superamento della PAO a favore della PAF.

 

SAPERI FANTASMATICI

Uno spettro si aggira per Trento: è la Piccola Accademia (diventata) Fantasma. Lo schema dialogico bipartito che vedeva la contrapposizione secca fra due termini si arricchisce di un terzo termine e diventa triangolare: alla contrapposizione fra sapere istituzionale e sapere popolare si aggiunge il sapere utopico delle scienze fantastiche, dell’impossibile, dell’iperbolico; la riflessione sullo spazio pubblico vede l’irruzione dello spazio intimo della creazione, dell’invenzione, del ricordo, del sogno; la cultura non è più solo quella che si è effettivamente prodotta (nel museo o nelle tradizioni popolari) ma anche quella – minoritaria per eccellenza – dell’individuo, della sua percezione, della sua immaginazione, anche quando non si è potuta concretizzare in un discorso condiviso.

La PAF diventa allora un’azione posta su una linea di fuga permanente, attiva soprattutto in ambito virtuale (la realtà del blog prende il sopravvento sulla realtà della piazza, il racconto assorbe l’incontro), paradossale (tutto ciò che accade è in realtà la cronaca di un già accaduto mai effettivamente accaduto) e concettuale (la riflessione sui saperi diventa puramente critica e teorica, non ha più nulla di “sociale”).

Inoltre, la PAF, nella propria dimensione fantasmatica, passa definitivamente all’utopico: lo spazio dell’azione artistica diventa un non-luogo di apertura illimitata.

 

SPAZI SPETTRALI E NON-LUOGHI IDEALI

Pur con il suo programma che si produce senza accadere, la Piccola Accademia Fantasma occupa (o meglio adombra) dei luoghi reali e dispiega, ancora in forma triangolare, le proprie lezioni in tre spazi determinati. Nella sua triplice forma, la PAF propone almeno tre diverse modalità di fruizione che si riflettono in almeno tre diverse formule di intervento artistico e critico.

  • Il non-luogo in cui prioritariamente si dispiega il programma della Piccola Accademia Fantasma è la rete. Il racconto (in sintesi e per tracce residue) delle lezioni virtuali si tiene all’interno del blog e ne sfrutta la multimedialità. Nella scelta del dominio .net sta il desiderio di non appartenere a una precisa area geografica o a un ambito commerciale, e ciò nonostante, pure in questa ulteriore affermazione di nomadismo e utopismo, anche su web la PAF dialoga con il contesto urbano e produce una distorsione fantasmatica della realtà, piantando virtualmente il proprio tendone spettrale nelle strade di Trento.
  • L’irruzione fantasmatica nel panorama urbano di Trento non è solo documentata (e al tempo stesso originata) dalle immagini sul sito, ma è testimoniata da una traccia che resta letteralmente sul terreno: la Piccola Accademia Fantasma lascia la  propria impronta dove transita, per andare a costellare la città della sua presenza perturbante o per essere rimossa e dimenticata dopo poche ore. L’impronta della PAF non racconta nulla, si limita a inquietare con una presenza impalpabile e, per molti, inspiegabile, la definizione condivisa della città.
  • In una sorta di ritorno al luogo di origine (“Science en plein art”), la PAF ha anche un laboratorio di documentazione presso la sede del Museo Tridentino di Scienze Naturali. Il legame con la parte restante della manifestazione è segnalato dalle sue modalità di accesso: per entrare gratuitamente all’interno del museo, e poter dunque visitare il laboratorio, va ricostruita una combinazione composta dai simboli collegati alle opere in mostra in città.

 

ISCRIZIONI E REGISTRO DELLE ASSENZE

Con questo gioco di fruizione multipla la Piccola Accademia Fantasma vuole obbedire alla missione di ogni accademia: costituire un luogo di dibattito e ricerca sul sapere. Alla PAF ci si può iscrivere come singoli o come realtà culturali, artistiche e sociali, si può intervenire nelle lezioni ponendo domande, integrando con divagazioni, altri contenuti, prosecuzioni, proposte. Ogni lezione è un punto di partenza virtuale verso ulteriori riflessioni: la lezione fantasma, in quanto incompiuta, rende ogni nuovo apporto benvenuto. Una lezione che non accade non può escludere alcun argomento, non può selezionare o censurare forme di sapere. E tuttavia, nel complesso gioco dell’irraggiungibile prossimità del luogo utopico, questa apertura non rappresenta una flessibilità indiscriminata nei confronti di qualsiasi posizione, ma un ampliamento dei temi delle “lezioni” alla differenza e alla possibilità.

Anche chi non intervenga attivamente alle “lezioni”, chi partecipi all’Accademia come “uditore”, può lasciare traccia della propria presenza fantasmatica: al fruitore si chiede di segnalarsi per la propria assenza, partecipando attraverso ciò che gli manca, o per mezzo di una costruzione di sé utopica, in una prospettiva che ancora una volta si faccia immaginaria, onirica, astratta, inconclusa ma, almeno concettualmente, sempre possibile. Si tiene a questo scopo il registro delle assenze.

 

IL CALENDARIO

La Piccola Accademia Fantasma non ha un calendario di eventi previsti; il programma delle “lezioni si produce giorno dopo giorno e viene pubblicato solo la sera del giorno in cui la lezione è accaduta senza accadere. La ciclicità settimanale delle discipline è un disegno non costringente che permetterà di porre dei punti di riferimento senza per questo imporre uno schema stabilito e rigido.

La domenica le lezioni sono sospese e sostituite dalle gite in luoghi fantasma, luoghi che non sono più. E tuttavia luoghi fantasma, evocati e non descritti esplicitamente, sono quelli visitati giorno dopo giorno dalla PAF: il disegno delle impronte lasciate sarà a propria volta il racconto di una Trento immaginaria, fatta di possibilità sfumate, di memoria, di riferimenti delocalizzati, di potenzialità inespresse. Ma è compito del fruitore muoversi fra il calendario delle “lezioni”, la sua documentazione, le mappe di una Trento effettiva (più che reale) che si sovrappongono alle mappe di questa città altra, segnata dalle impronte della Piccola Accademia Fantasma, e dalla città della sua percezione, il luogo individuale delle sue esperienze di cittadino e/o di viaggiatore.

 

I CURATORI

I curatori della Piccola Accademia Fantasma sono tre, ma si avvalgono di un’ampia serie di collaborazione che sono riportate nelle singole “lezioni”.

Ila Covolan è fotografa, drammaturga, musicista.

Guido Laino è Dottore di Ricerca in letteratura americana e ha sempre dedicato i propri studi all’evoluzione dell’utopia letteraria in ambito contemporaneo. Per il Funambolo ha progettato e curato eventi, mostre, laboratori e seminari. Si occupa di arte e di critica, quasi sempre confondendone i termini.

Mara Pieri è laureata in Sociologia, attrice e performer nel collettivo Goghi&Goghi.

 

LA PRESIDENZA FANTASMATICA

Sono due le realtà che “presiedono” la Piccola Accademia Fantasma.

il Funambolo è una piccola intrapresa artistica: un viaggio gaio e ardito lungo il filo d’una passione condivisa, e insieme un esercizio d’equilibrio fra competenze e interessi eterogenei: la letteratura, il cinema, la musica, l’arte e la creatività nel senso più ampio immaginabile.

Obiettivo del Funambolo è di raccogliere attorno a sé una rete di artisti, intenzionati a promuovere la propria arte e a partecipare a lavori collettivi. Da qui la propensione a ideare e realizzare eventi-contenitore che, sotto la regia del Funambolo, permettono l’incontro fra artisti e arti differenti.

Fra le principali attività del Funambolo troviamo la gestione del circo(lo) Wallenda (piccolo spazio aperto a molte e varie proposte d’arte), il Festival CinemaZERO, laboratori (La fabbrica delle parole), seminari (L’artificio), allestimenti, messinscene ed eventi culturali.

Il collettivo Goghi&Goghi nasce nel 2004 dall’incontro tra Mara Pieri, attrice e performer, e Ila Covolan, autrice e fotografa. Fin dall’inizio la ricerca artistica di Goghi&Goghi è stata orientata alla fusione e commistione dei reciproci linguaggi, attraverso la sperimentazione e l’indagine di più generi artistici, dal teatro alla performance, dalla fotografia alle installazioni e ai video.

In particolare, l’attività di Goghi&Goghi è fortemente legata a temi quali le discriminazioni e in generale l’ambito LGBTQ* (Lesbico, Gay, Bisex, Trans, Queer), attraverso lavori che riconducono all’intersezionalità delle lotte, alla lotta al pregiudizio, alla sovversione delle normatività. Inoltre, la ricerca artistica si è concentrata molto sul legame tra questi temi e altri filoni, quali quello della malattia e dell’emarginazione.