“Destinazione Verna”

 

 

 

 

DESTINAZIONE VERNA

di Michelangelo Antonioni

 

|| in collaborazione con Alberto Brodesco ||

 

 

Una donna (Sophia Loren) va in pensione dopo una vita trascorsa in uno studio notarile. Sola, senza motivazioni, si guarda indietro. La città in cui vive è una Londra distopica in cui regnano smog e repressione. Un dépliant di un’agenzia di viaggi promette la felicità a chi visita una località esotica, denominata Verna. Sophia si lascia convincere. Scopriremo che Verna è un pianeta lontano anni luce dalla Terra e che l’agenzia è gestita dagli alieni che lo abitano. Sophia è affascinata dall’idea della fuga e affronta l’addestramento proposto dall’agenzia. Ma Verna è veramente il luogo magico in cui tutti sperano?

Michelangelo Antonioni tratta lo spunto fantascientifico (il soggetto proviene da un racconto dell’autore de L’invasione degli ultracorpi Jack Finney) come pretesto per un ragionamento pittorico e filosofico. Se, sotto il primo aspetto, lo sguardo del maestro ferrarese rimane straordinario, il regista sembra decisamente distratto quando si mette sulle tracce del grande tema dell’utopia, ovvero, qui, della destinazione che l’umanità, o più semplicemente un essere umano, vuole darsi come meta.

Scopriamo progressivamente nel corso del film che non è tanto l’invenzione di un altro mondo a interessare Antonioni, quanto un’utopia di diverso tipo. La presenza di Naomi Campbell, una delle turiste che vogliono prendere il volo verso Verna, è in questo senso rivelatrice. Felice Laudadio (Gazzetta del Sud del 31/07/1999) ricostruisce così il contatto di Antonioni con la top model: “durante l’elaborazione del progetto di ‘Destinazione Verna’ Antonioni [...] ha visto una foto della Venere nera e, puntando il dito sull’immagine, ha espresso il desiderio di conoscere personalmente la star. Così a casa Laudadio, è avvenuto l’incontro: il ‘Bella, bella, bella’ del maestro di Blow up [...], dopo aver sentito Naomi leggere una pagina del copione, si è trasformato in un ‘Bene, bene, sì’, che, nel ristretto vocabolario del maestro, sfortunatamente colpito da una malattia che gli impedisce di parlare fluentemente, significava facciamo il contratto”.

In Destinazione Verna la ricerca di un mondo migliore si trasforma così in un altro tipo, probabilmente senile, di utopia: quello della ricerca del corpo da manifesto. È lo stesso sogno che ossessionava Renato Pozzetto in Luna di miele in tre (Carlo Vanzina, 1976). La presenza di Campbell induce Antonioni a inserire lunghe sequenze in cui la macchina da presa indugia sui corpi, quasi tutti perfetti, degli interpreti. Sono gli alieni stessi ad aver scelto un casting di questo tipo per il loro progetto di ricolonizzazione di Verna? Ma allora, che ci fa Sophia Loren? Non ci è dato saperlo.

L’agenzia di viaggi conduce tutti i futuri coloni in una sorta di (filosofico) campo di addestramento. Qui i partecipanti, inseriti in un paesaggio che richiama quello di Verna, si lasciano accarezzare dal sole; i loro corpi progressivamente si spogliano; le loro idee si raffinano; i tratti individualistici di ognuno di loro guadagnano una dimensione collettiva.

Le scene bucolico-naturiste sono viste attraverso gli occhi di Sophia, che osserva questi esercizi di integrazione nel nuovo mondo incerta tra scetticismo e fascinazione. La scelta della soggettiva di Sophia, anche se risponde probabilmente alla necessità (extradiegetica) di evitare l’esposizione del corpo nudo della Loren, conferisce al quadro una libertà e una grazia senz’altro affascinanti.

Poco, tuttavia, sembra rimanere vivo al di sotto di questa (pur splendida) patina estetica che finisce per soffocare tutto come un rotolo trasparente per alimenti. La (neo-hippy) età dell’oro promessa da Verna ha un piede nell’onirico e un piede nel ridicolo. D’altra parte, le scene d’amore libero nel deserto di Zabriskie Point lasciavano perplessi già nel 1970.

Nel corso di un’intervista Jean-Luc Godard ha confessato di aver inserito scene di nudo nei suoi film perché gli piaceva vedere (e dirigere) le attrici nude sul set. È la stessa impressione che si prova vedendo i corpi avvolti di sola pellicola degli ultimi film di Michelangelo Antonioni – Al di là delle nuvole (1995), l’episodio di Eros (2004) e certo anche Destinazione Verna. E infatti fotogrammi di tutti e tre i film trovano ampia rappresentanza nei numerosi siti che raccolgono fermo immagine di scene di nudo (ad esempio qui).

Cosa rimane dunque del sogno di Verna? Concentrato sui corpi e sulla fotografia che li inquadra, ad Antonioni sembra passare di mente il tema classico dell’utopia, scacciato come un’ombra fastidiosa che impalla per qualche attimo visioni più concrete. Se l’estremismo, diceva Lenin, è la malattia giovanile del comunismo, l’estetismo rappresenta forse la malattia senile dell’utopia.

 

 

Destinazione Verna

di Michelangelo Antonioni

con Sophia Loren, Naomi Campbell, Laura Morante, Kim Rossi Stuart

Italia, Francia, Germania, 2005

102′