Zoologia fantastica: il Simurg

 

IL SIMURG

 

|| in collaborazione con Marco Furgeri ||

 

 

Uccello di dimensioni grandiose e dalle qualità portentose. Secondo il cosmografo al-Qazwini, il Simurg vive millesettecento anni. Altri, invece, lo considerano immortale. Burton lo compara all’aquila scandinava che, secondo l’Edda minore, conosce molte cose e fa il nido tra i rami dell’Albero Cosmico.

Flaubert ne parla nel suo “La tentazione di Sant’Antonio”, dove lo descrive come un uccello dal piumaggio aranciato e metallico, con una piccola testa umana, quattro ali, artigli d’avvoltoio e un’immensa coda di pavone.

Nel Libro dei re, il poeta iraniano Firdusi ne fa il padre di Zal, padre dell’eroe del poema.

Nel Duecento, Farid al-Din Attar, nella sua opera “Dialogo degli uccelli”, lo innalza a simbolo o immagine della divinità. La trama di questa allegoria è curiosa. Il lontano re degli uccelli, il Simurg, lascia cadere in mezzo alla Cina una splendida piuma; gli uccelli, stanchi della loro anarchia, decidono di cercarlo. Sanno che il suo castello è nel Kaf, la montagna o cordigliera circolare che cinge la terra. All’inizio, alcuni si scoraggiano: l’usignolo adduce il suo amore per la rosa; il pappagallo non trova ragione per non vivere in gabbia; la pernice non può fare a meno delle colline, né l’airone delle paludi, né il gufo delle rovine. Alla fine però partono per la disperata avventura. Superano sette valli o sette mari. Il penultimo si chiama Vertigine; l’ultimo Annichilimento. Molti disertano o muoiono nella traversata. Solo in trenta raggiungono la montagna del Simurg. Finalmente lo contemplano: si accorgono, allora, che sono loro il Simurg e che il Simurg è ciascuno di loro e tutti loro.

 

BIBLIOGRAFIA

al-Qazwini, Meraviglie del creato

T. Burton, Le mille e una notte

G. Flaubert, La tentazione di Sant’Antonio

Firdusi, Libro dei re

Farid al-Din Attar, Dialogo degli uccelli

J.L. Borges, Il libro degli esseri immaginari