“Napoleone”

 


NAPOLEONE

di Stanley Kubrick

 

|| in collaborazione con Alberto Brodesco ||

 

 

La prima inquadratura è su un volto vecchio e stanco, gli occhi che guardano lontano in direzione dell’infinito. Sull’isola di Sant’Elena non c’è limite allo sguardo, l’orizzonte rimane aperto tutto intorno. Per Napoleone – imperatore, genio militare, rivoluzionario e anti-rivoluzionario a un tempo – naufragare in questo mare non è affatto dolce. Parte dall’isola del definitivo esilio il lungo racconto del film di Stanley Kubrick, finalmente riuscito a realizzare un progetto portato avanti per un quarto di secolo. Nello sguardo di Napoleone il regista ritrova ogni dettaglio della sua vita, la memoria di ogni soldato spostato, di ogni cavallo montato.

Il film, a livello di trama e di costruzione del racconto, somma due ambizioni straordinarie. L’ambizione di Napoleone lo spinge a eccellere all’accademia militare e nell’esercito; quella di Kubrick si traduce nella magnificente minuzia (e capacità di invenzione tecnologica) che conosciamo dai tempi di Barry Lyndon. Si aggiunge, qui, uno splendido livello di introspezione e di attenzione al soggetto: il flusso di coscienza della voce di Napoleone accompagna e si sovrappone a ogni scena, in particolare a quelle delle grandi battaglie, quando il rombo dei cannoni e le grida dei soldati si abbassano per lasciar emergere una meditazione poetica, alta, lontana. Questi brani del dialogo, grazie a una ricerca maniacale su migliaia di documenti, sono tratti dai veri discorsi, lettere e appunti di Napoleone.

Kubrick riesce così a girare un kolossal dall’incredibile impatto visivo che è al contempo un film intimista. Assistiamo a un miracolo di equilibrio, studio, sapienza e, infine, passione, che si percepisce nettissima al di sotto dell’architettura razionalista e inflessibile con cui Stanley Kubrick nasconde ma non nega la sua emozione.

 

 

Napoleone

di Stanley Kubrick

con Daniel Auteuil, Marlon Brando, Dirke Bogarde, Tilda Swinton

USA, GBR, Francia, 1990

182′