Porno-teo-kolossal

 

 

PORNO-TEO-KOLOSSAL

di Pier Paolo Pasolini

 

|| in collaborazione con Alberto Brodesco ||

 

 

Il secondo film postumo di Pasolini dopo “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” si spinge nelle stesse direzioni della denuncia civile e della ricognizione dei limiti del visibile. Se in Salò la violenza si raccoglieva in uno spazio isolato e concentrazionario e veniva concepita all’interno di una logica glaciale, in Porno-Teo-Kolossal essa sembrerebbe apparentemente ammorbidita dalla presenza mite di Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli, testimoni ingenui e teneri di un mondo in disfacimento.

La trama racconta di un napoletano (Eduardo) che si mette in viaggio con il suo servitore (Ninetto) per seguire, novello re mago, una stella cometa. L’astro li conduce a visitare tre città. Nella prima, Sodoma (Roma), la normalità è costituita dall’omosessualità. Al primo impatto Sodoma si propone come un regno dell’utopia ma progressivamente Eduardo e Ninetto si rendono contro che è in vigore una legislazione repressiva che punisce l’eterosessualità come un vizio. Anche in questo mondo libertario esistono il normativo e il proibito; ci si imbatte nel desiderio violento che induce allo stupro; il potere, anche qui, assume una deriva barocca, tragicomica, inquietante. A Gomorra (Milano) ci troviamo di fronte una vera e propria distopia. La vita sociale è regolata dalla legge del più forte. Tortura ed esecuzioni pubbliche sono all’ordine del giorno. Nella scena più straziante, in Piazza Duomo, assistiamo alla punizione di una coppia colpevole di omosessualità: uno dei due ragazzi viene prima sepolto vivo, poi ustionato con una fiamma ossidrica, poi legato a un elicottero. Ucciso in volo, il suo sangue si sparge sull’assetata folla sottostante. Eduardo e Ninetto si spostano a Numanzia (Parigi), città socialista assediata da un esercito fascista e tradita dai suoi stessi intellettuali.

Alla luce dei fatti, la tesi sulla mitigazione della violenza per mezzo dello sguardo di Eduardo e Ninetto deve essere completamente rivista: l’innocenza e la trasparenza dei loro occhi tolgono filtri alla crudeltà del film e delle società che descrive, rendendola ancora più difficile da sopportare.

Porno-Teo-Kolossal è evidentemente un kolossal che raccoglie un notevole sforzo produttivo, con scene di massa e intere piazze ricreate a Cinecittà. Ci sono diversi momenti porno, ad esempio le scene della “Festa della fecondazione” a Sodoma e uno schermo cinematografico a Gomorra che mostra un (respingente) film più ginecologico che pornografico. La componente “teo” emerge con maggiore difficoltà. La cometa seguita da Eduardo e Ninetto sembra aprire non lo spazio di una speranza ma di un’attesa messianica rassegnata, troppe volte delusa.

L’ultimo grande messaggio di Pasolini ci richiama allo sforzo di ravvisare le tracce di distopia già presenti nel quotidiano, a riconoscerle prima che essa abbiano il respiro e il vigore per impadronirsi delle nostre città.

 

 

Porno-Teo-Kolossal

di Pier Paolo Pasolini

con Eduardo De Filippo, Ninetto Davoli, Antonio Avati, Laura Betti

Italia, 1975

132′