La scienza dei tarocchi

LA SCIENZA DEI TAROCCHI

 

|| in collaborazione con Marco Furgeri ||

 

La scienza dei Tarocchi non è né sperimentale né deduttiva – non si fonda né sull’empiria né sulla semplice logica. Il suo compito è quello di introdurre, intuitivamente, alla conoscenza delle meccaniche spirituali, ovvero di supportare la meditazione. A questo scopo si serve di simboli singolari e antichissimi, gli Arcani, dei quali a tutt’oggi si ignora l’origine (tutto ciò che si può affermare è che le carte raffiguranti gli Arcani sono state conosciute verso la fine del XIII secolo, soprattutto nei Paesi Mediterranei, e che il termine “Tarocchi” ha cominciato a essere usato nel XV secolo, benché la cosa in sé sia sicuramente più antica).

 

IL BAGATTO.

Un giovane, con in capo un grande cappello, sta in piedi dietro un tavolino su cui sono disposti vari oggetti. Egli tiene nella sua mano sinistra un piccolo bastone e nella destra una palla o un oggetto giallo. Nel suo gesto, e sul suo volto, non c’è traccia di tensione, né di sforzo.

Si prenda quale oggetto di meditazione il primo Arcano Maggiore dei Tarocchi, il Bagatto, che è insieme la chiave di tutti gli altri. Esso insegna che è buono e fruttuoso, nel campo dello spirito, solo ciò che è fatto senza sforzo, come per gioco; che il vero lavoro – quand’anche apparisse insostenibile – è in realtà leggero, come dice Cristo del suo giogo. Viceversa, tutto ciò che è frutto (come quasi tutto, oggi) di mero zelo e torvo volontarismo non è, in realtà, che autosuggestione, chimera, ciarlataneria.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Gérard van Rijnberk, Le Tarot. Historie, iconographie, ésotérisme

Jean Chaboseau, Le Tarot. Essai d’intérpretatation selon les principes de l’hermétisme

Anonimo, Meditazioni sui Tarocchi

René Guénon, Recensioni